"Tagli imprevisti da parte dello Stato e della Regione rischiano di far sballare i conti dell’Ateneo peloritano. Il governo Lombardo, vista la delicata situazione economica regionale, ha stretto la cinghia e ridimensionato notevolmente i trasferimenti a tutte le Università dell’isola; sul versante romano, invece, il Miur ha deciso per Messina una decurtazione dell’FFO (Fondo ordinario) pari a 3,90% , contravvenendo alle indicazioni precedentemente fornite, in base alle quali i tagli non avrebbero dovuto superare l’1,50%, su cui era stato predisposto il bilancio di previsione 2012."Questa la notizia stampa. Il Rettore si mostra ottimista ed afferma che anche quest'anno chiuderà il bilancio in pareggio.
Peccato che questo bilancio non l'ha mai visto alcuno dei "sudditi".
Peccato che se la decurtazione reale supera quella annunciata di oltre il 100%, un motivo ci sarà.
Peccato che si ingrossa il fiume di Studenti che scappano da Messina: subito oppure al termine del 1° livello.
Peccato che i Dipartimenti sono al collasso, le strutture (tranne il rettorato) fatiscenti, i servizi assenti.
Peccato che il Rettore non abbia voluto ascoltare, solo due anni fa, il grido di chi denunciava il progressivo strangolamento delle Università Statali.
Votava allegro, il Rettore, assieme agli altri convitati CRUI, mozioni entusiastiche sulla riforma Gelmini, sui tagli di Tremonti. Mai furono sfiorati da un sussulto di orgoglio, di dignità, di amore verso il "proprio" Ateneo, di spirito di servizio, neanche quando furono umiliati dal Ministro dell'Economia che, senza peli sulla lingua, dichiarò: "Se uno vuole avere un’idea di cos’era l’Unione sovietica, bisogna avere un contatto con la conferenza dei rettori"
Molti, al tempo, si chiesero il perché di tanta piaggeria, di tanta assenza di spessore, di orgoglio istituzionale.
Per molto meno, all'epoca di Tosi e del ministro Moratti, la CRUI minacciò le dimissioni in massa!
La risposta è evidente e semplice: i Rettori furono comprati con un piatto di lenticchie. Gli fu promesso che, con varie alchimie, avrebbero prorogato ad libitum il mandato, che la democrazia negli Atenei sarebbe stata sospesa sine die, che avrebbero potuto continuare la loro bella vita fatta di auto blu, di segretarie, di studi ovattati, di relazioni, di accoglienza nella casta, di appannaggio extra-stipendio. Di potere.
Alla base, il patto scellerato: " Io compro te. Tu svendi la "tua" Università ".
E poi? Il diluvio, chissenefrega!
Troppo bello per essere vero.
Smerdjakov si butta a capofitto nell'impresa coinvolgendo tutta una serie di figure istituzionali piccole piccole. A esse, infatti, arrivano solo le briciole del banchetto: niente privilegi, niente auto blu, niente appannaggi.
Al massimo qualche stella di latta, un incarico "di visibilità" tanto tronfio quanto inutile, magari un posto precario per il parente deficiente. Basta.
Dati i risultati ottenuti, in qualunque azienda privata, l'amministratore delegato, il presidente ed il CdA sarebbero stati "invitati" a farsi da parte, per evidente e consacrata inadeguatezza.
Perché mai non presentare il conto di tale fallimento?
Perché mai la governance dell'Ateneo messinese non prende atto della propria inefficienza, e leva il disturbo?
I nemici dell'Università di Messina sono, come si vuole contrabbandare, coloro che si battono per la legalità e la trasparenza oppure quelli che si sono resi responsabili, per aver governato negli ultimi otto anni, del costante declino e della rovina dell'Ateneo?

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